La storia di Carmelo Imbriani è quella di un ragazzo che non ha mai smesso di lottare, affrontando un male incurabile con il coraggio che dimostrava anche in campo.
Beneventano classe 1976, seconda punta, gioca nella Vigor Sannio quando intorno ai quindici anni fa il suo ingresso nelle giovanili del Napoli, preferito al Milan troppo lontano da casa, nonostante le allettanti offerte presentate dai rossoneri.
Solita trafila fino alla Primavera e poi dalla stagione 1993/1994 le prime capatine nella prima squadra allenata da Marcello Lippi, che gli regala il debutto tra i professionisti il 27 maggio 1994, facendolo entrare a dieci minuti dalla fine della partita Napoli – Cagliari.
Subentra al posto del difensore Bia per cercare di ribaltare un risultato che sarà di due ad uno per gli ospiti.
Nonostante la sconfitta, per Carmelo c’è la gioia della prima in serie A a diciotto anni compiuti da pochi giorni, con una bella parata di Valerio Fiori che gli nega il sogno del gol.
In Napoli – Brescia del 19 dicembre gioca l’ultima manciata di minuti, entrando al posto di Agostini sul risultato di uno ad uno, quello che rimarrà fino al triplice fischio.
Il 14 maggio 1995, invece, arriva l’esordio da titolare nel match a Brescia, complice l’assenza del piccolo fantasista Benny Carbone.
Con la maglia numero 10 sulle spalle, dimostra di essere in grado di fronteggiare le difese di serie A: al 20° sfiora il gol su pallonetto, sedici minuti dopo segna la prima rete da professionista mettendo a frutto un ottimo cross dalla fascia destra.
Contento per la prestazione del suo ragazzo, Boskov lo conferma nell’anticipo del giovedì contro il Milan, superato per uno a zero.
Imbriani non riesce a ripetere la prestazione della partita precedente, ma rimane in campo fino al minuto 89.
Parte nuovamente titolare anche nella vittoria corsara a Cagliari, facendosi trovare pronto.
Saranno sei in totale le presenze, un piccolo bottino che convince la società a lasciarlo in rosa e Boskov a ritenerlo pronto per il campionato successivo.
Gioca 26 partite mettendo a segno due reti, tra le quali una in casa contro l’Inter con corsa a perdifiato sotto la curva a festeggiare con i propri tifosi.
Viene convocato nell’Under 21 di Cesare Maldini, ma la concorrenza in attacco di gente del calibro di Totti, Del Piero, Vieri e Inzaghi non gli permette di celebrare il debutto con la maglia degli azzurrini.
Nella stagione 1996/1997 il Napoli decide che è arrivato il momento di farlo maturare giocando con maggiore continuità e così finisce in prestito in serie C1 alla Pistoiese.
Gioca da titolare sia con Ernesto Catuzzi sia con il suo sostituto, Andrea Agostinelli, collezionando 31 partite e mettendo a segno due reti.
Per l’annata successiva riparte in prestito, ancora in C1, questa volta al Casarano.
Un campionato maledetto per la squadra pugliese che, nonostante i tre allenatori avvicendatesi in panchina, arriva all’ultimo posto in classifica e retrocede.
Imbriani è ancora una volta tra i titolari, giocando 25 partite con un gol segnato.
Torna al Napoli, nel frattempo retrocesso in serie B, per rimanerci e provare a convincere la dirigenza delle sue qualità.
Non trova spazio e dopo solo tre presenze accetta la cessione al Genoa nel gennaio 1999.
In terra ligure, però, rimane solo sei mesi, perché a fine campionato viene ceduto al Cosenza, dove vive uno dei periodi migliori della sua carriera.
Sfiora la serie A con i calabresi, con cui colleziona 59 partite in tre anni (una sola marcatura) prima di ritornare a casa.
Non a Napoli, ma al Benevento, che nell’estate 2002 punta molto su di lui per l’obiettivo promozione in B.
Obiettivo che sfuma.
Carmelo va in prestito al Foggia e poi, dopo sei mesi, alla Salernitana, che milita nella serie cadetta.
Non trova molto spazio da titolare, ma mister Pioli lo utilizza spesso a partita iniziata nelle rotazioni del reparto d’attacco.
Torna a Benevento nell’estate 2004 dove, nonostante la grave crisi economica in cui versa la società, conquista con la squadra una tranquilla salvezza.
Poi però i problemi societari si acuiscono ed il Benevento fallisce, lasciando liberi a parametro zero tutti i giocatori della rosa.
Carmelo si accasa al Catanzaro, tornando nuovamente a giocare in serie B ma trovandosi ancora di fronte a criticità societarie.
Nel mercato di riparazione lascia la Calabria e torna per la terza volta nella sua città, con la nuova compagine guidata dai fratelli Vigorito, accettando di scendere in serie C2.
È il punto di riferimento dello spogliatoio e per questo indossa orgogliosamente la fascia di capitano.
Il nuovo Benevento conquista i play off ma fallisce il sogno promozione cadendo del doppio scontro contro il Potenza, che vince uno a zero nella gara di andata.
Al ritorno, davanti ad uno stadio pieno, i campani non vanno oltre l’uno ad uno e devono lasciare il passo agli avversari.
La festa, però, è rimandata di un solo anno perché nel campionato successivo il Benevento arriva primo e passa direttamente in serie C1.
Nella stagione 2008/2009 è ancora lui il capitano ma a causa di diversi problemi fisici non può dare il suo apporto alla squadra con continuità, giocando il più volte da rincalzo.
Il Benevento conquista il secondo posto e poi viene eliminato ai play off dal Crotone, che consegue gli stessi risultati del Potenza due anni prima.
Carmelo decide di dire basta con il calcio giocato a soli 33 anni per dare inizio alla sua seconda vita, quella di allenatore.
I Vigorito lo nominano mister della squadra Allievi Nazionali, che guida per oltre due anni fino a quando arriva la chiamata in prima squadra.
Il 29 novembre 2011, infatti, la dirigenza decide di sollevare dall’incarico l’allenatore Simonelli e di mettere al suo posto proprio Imbriani, affiancato da un tecnico provvisto di patentino di prima categoria.
Riesce a rigenerare mentalmente e fisicamente una squadra scivolata fino a metà classifica ed inizia a scalare posizioni fino a giungere al sesto posto.
Il sogno di raggiungere la finale play off svanisce per un solo punto, ma la splendida cavalcata fino ai vertici della classifica gli vale per la riconferma anche per la stagione successiva.
Nel luglio 2012 parte con la squadra per il ritiro precampionato ma improvvisamente deve abbandonare i suoi ragazzi per un malessere che sembra non andare via.
Ha spesso la febbre e dolori in varie parti del corpo e il 20 agosto, tornando da un allenamento svolto sotto la pioggia battente, in albergo scopre che la temperatura corporea è a 40 gradi.
Decide di andare in ospedale e gli viene diagnosticata una broncopolmonite, ma i medici del Benevento gli chiedono di approfondire la sua situazione clinica e così va a Perugia per un consulto ulteriore.
È lì che viene accertata la presenza di una malattia ben più grave, il linfoma di Hodgkin, in pratica un tumore al sistema linfatico.
Poche settimane dopo gli viene asportata una massa maligna all’adduttore e poi inizia i primi cicli di chemioterapia.
La speranza è tanta, Carmelo non intende certo mollare.
Pur non essendo un giocatore da copertina, il mondo del calcio si stringe attorno a lui, a partire da diverse tifoserie che gli dedicano degli striscioni con scritto Imbriani non mollare.
Purtroppo, il male ha preso il sopravvento, espandendosi in varie parti del corpo, fino a quando viene ricoverato nel febbraio 2013 in condizioni gravissime.
Il giorno 10, in occasione del suo 37° compleanno, le squadre di serie A scendono in campo con la maglia recante lo slogan Imbriani non mollare.
Ma la situazione sembra essere senza ritorno.
Ricoverato in terapia intensiva, il 15 dello stesso mese il ragazzo di Benevento muore.
La bara di Carmelo viene portato nello stadio della sua città per un ultimo saluto commosso da parte di oltre cinquemila tifosi giunti a rendere onore ad un grande uomo.
Straziante il gesto del padre, che per ringraziare tutti saluta la curva e poi s’inginocchia mentre piange in maniera incontenibile.
Il fratello di Carmelo, Gianpaolo, sceglie di superare il dolore portando la storia di Carmelo in giro per il mondo, per un totale di 120 paesi, 600000 km percorsi, un terzo dei quali in autostop.
Ha poi fondato l’associazione Imbriani non mollare che si è posta l’obiettivo di costruire cinque campi da calcio in cinque continenti diversi.
Sempre nel ricordo di Carmelo.
