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I gregari del Milan di Sacchi

I quattro anni di Arrigo Sacchi al Milan sono quelli di un periodo d’oro fatto di tante vittorie e dalla possibilità di schierare stelle del calcio mondiale che hanno estasiato i tifosi rossoneri e non solo.

Una squadra a lunghi tratti ingiocabile, impossibile da affrontare, perché riusciva a coniugare un gioco splendido con le doti tecniche ed agonistiche di calciatori diventati storia del calcio.

In mezzo a questa parata di stelle, però, ci sono stati giocatori il cui nome magari è ancora noto per quei sostenitori rossoneri che hanno vissuto quel periodo.

Dei gregari che erano stati ingaggiati perché, secondo il presidente Silvio Berlusconi, la rosa doveva essere lunga per poter competere su tutti i fronti.

Una visione del calcio che aveva anticipato quello che accade oggi, dove è la normalità avere una lista congrua di pedine da ruotare nel corso della stagione.

La prima annata di Sacchi sulla panchina rossonera è quella 1987/1988.

Come noto, il presidente Berlusconi si era innamorato del mister di Fusignano nel corso del doppio impegno di Coppa Italia che aveva visto il Milan soccombere ad un Parma tutto zona e pressing.

Lo aveva voluto a tutti i costi e per questo era stato il suo difensore anche dopo un inizio balbettante.

E avendo ragione, perché la prima stagione di Sacchi al Milan si conclude con la vittoria del campionato.

Il mercato estivo aveva portato a Milano i campioni olandesi Ruud Gullit e Marco Van Basten, i fedelissimi di Arrigo al Parma (il pupillo Walter Bianchi, Mario Bortolazzi e Roberto Mussi, che porterà nell’avventura da commissario tecnico nei mondiali americani), una sicurezza come Carlo Ancellotti, Angelo Colombo, era tornato Billy Costacurta dal prestito al Monza e l’argentino Claudio Borghi, talento rimasto inespresso che aveva fatto innamorare il presidente.

In quella rosa ci sono poi i gregari.

Il terzo portiere (dietro Giovanni Galli e Giulio Nuciari) è Daniele Limonta, aggregato alla prima squadra dalla Primavera rossonera.

Nessuna presenza e poi una serie di trasferimenti che lo hanno portato a giocare tra C1 e C2 con il Venezia, Montevarchi, Pavia, Cremapergo e Alzano Virescit, fino a scendere tra i dilettanti con Usmate e Giana Erminio, dove ha chiuso la carriera a 36 anni.

Un percorso impreziosito dalle convocazioni nella selezione nazionale Under 18 e Under 20.

Ben diverso l’inizio del difensore Rufo Emiliano Verga, entrato nelle giovanili rossonere da ragazzino, prelevato dal Legnago.

Viene considerato un giocatore dal grande avvenire e Sacchi lo fa esordire in serie A a diciassette anni contro il Torino, prima di tre presenze nell’anno del primo scudetto dell’epopea berlusconiana.

La stagione successiva viene prestato al Parma e poi torna a Milano, dove però non viene mai impiegato.

Viene ceduto al Bologna, dove gioca continuità, facendo anche l’esordio in Coppa Italia.

Vive una sola stagione in Emilia e poi finisce alla Lazio, rimanendo nella capitale prima di passare alla Fiorentina nel mercato di riparazione.

Nell’estate 1992 va in prestito al Venezia, rimanendo sei mesi per tornare al Milan, senza mai scendere in campo.

Gioca l’ultimo campionato, quello 1993/1994, al Lecce e poi sceglie di lasciare il calcio a soli 25 anni.

Ad influire negativamente sulla sua carriera era stato un problema alla cartilagine del ginocchio sinistra, che con il tempo gli aveva procurato malanni all’altra articolazione e la pubalgia.

Nella sua carriera è riuscito a vincere l’Europeo Under 21 del 1992 e a partecipare nello stesso anno alle Olimpiadi di Atlanta.

Massimiliano Cappellini era entrato nelle giovanili rossonere a dieci anni e poi aveva percorso tutta la trafila, fino ad arrivare all’esordio in serie A contro la Sampdoria a diciassette anni appena compiuti.

Rimane a Milano anche nella stagione successiva, quella dell’esordio in Coppa Campioni.

L’anno dopo va al Monza in serie B ma non trovando spazio nel corso del mercato autunnale si trasferisce al Piacenza, dove rimane per due stagioni e mezza, un periodo in cui vive la soddisfazione della promozione in A.

Tornato a Milano nell’estate 1992, viene rimandato in prestito all’Atalanta, ma anche in questo caso lo spazio concesso è veramente limitato e allora prosegue la stagione al Como, che gioca il campionato di C1.

L’inizio è da sogno: 14 gol in 15 partite, ma quando Massimiliano sta vivendo il momento migliore della sua carriera incappa nella rottura del perone che lo costringe lontano dal campo per diversi mesi.

A fine campionato viene ceduto al Foggia per due miliardi e mezzo, che lascia due anni dopo in seguito alla retrocessione dei pugliesi in serie B.

Viene acquistato dal Piacenza per tre miliardi e mezzo.

L’estate successiva è all’Empoli e con 16 reti contribuisce alla promozione nella massima serie dei toscani.

Rimarrà fino al 2005, nove stagioni in totale, anno in cui decide di lasciare il calcio.

12 partite ed un gol il suo score personale

Poi c’è Graziano Mannari, di cui abbiamo parlato in un articolo a parte.

Uno scudetto, una Supercoppa Italiana, una Coppa Campioni il palmares in rossonero, con 24 partite e 8 reti messe a segno in tre stagioni.

Prima dell’approdo al Milan Rosignano Solvay e Follonica, dopo Como, Parma, Avellino, Siena, Pisa, Ravenna, Fiorenzuola, Siena, Pistoiese, Pontedera, Sorianese e Acquaviva.

              Nella rosa della stagione 1988/1989 c’è il portiere Davide Pinato, proveniente dal Monza, dove nel campionato precedente era stato impiegato 14 volte subendo un solo gol.

In rossonero trascorre un’annata da secondo dietro Giovanni Galli, riuscendo a scendere in campo solo in quattro occasioni.

Monza, Atalanta, Piacenza, di nuovo Atalanta per dieci stagioni e poi va a chiudere la carriera alla Sampdoria nel 2003.

Matteo Villa è aggregato in primavera dalla Primavera, giocando solo una partita di Coppa Italia.

Al termine della stagione passa al Trento (C1) e poi va alla Reggiana (B), prima di approdare, nell’estate 1991, al Cagliari, dove rimarrà per nove stagioni collezionando 299 partite e indossando la fascia da capitano.

Nel 2001 scende di nuovo tra i cadetti, accettando l’offerta del Napoli, dove rimane per un biennio prima di vivere una stagione a Genoa e poi chiudere la carriera con la vittoria del campionato di C2 alla Pro Sesto.

Fabio Viviani è arrivato al Milan in prestito dal Como nel mercato autunnale, ma in rimane in rossonero solo per quella stagione (otto presenze totali) prima di passare al Monza.

Nell’estate 1992 il passaggio al Vicenza, dove rimane per otto stagioni splendide che vedono i biancorossi salire dalla C1 alla serie A, vincere la Coppa Italia e poi fare sogni europei arrivando fino alla semifinale di Coppa delle Coppe.

Chiude l’esperienza vicentina nel gennaio 2001, trasferendosi al Treviso dove chiude la carriera al termine del campionato.

Christian Lantignotti è un altro prodotto del vivaio milanista.

Arrivato in prima squadra, rimane per tre stagioni e pur vantando pochissime presenze (17 in totale) può fregiarsi dei titoli conquistati da quello splendido sogno rossonero.

Dal campionato 1990/1991 vestirà le maglie di Reggiana, Cesena, Cagliari, Padova, Treviso, Monza, Siena, Forlì, Igea Marina.

              Nella stagione 1989/1990 il gregario della corazzata rossonera è il difensore Marco Pullo, acquistato dalla Lodigiani nell’estate 1986 e poi mandato in prestito per due annate al Parma.

Il suo ritorno in rossonero lo vede impegnato marginalmente e così parte alla ricerca di maggiore spazio indossando le maglie di Pisa, Palermo e Taranto, prima di tornare in rossonero nella stagione 1993/1994.

Pro Sesto e poi l’Alzano Virescit, dove appende gli scarpini al chiodo.

Nell’ultimo anno di Sacchi allenatore del Milan, infine, vede tra i protagonisti l’emiliano Giandomenico Costi, cinque anni al Modena (due campionati vinti) prima di volare verso Milano.

Una manciata di apparizioni (nove in tutto in poco più di un anno) prima di partire alla ricerca di migliore fortuna: Messina, Venezia, Lucchese, Brescia, Siena, Alessandria, Ancona, Crociani Noceto, Maranello, Virtus Pavullese, Formigine, Crevalcore e Dorando Pietri.

A Milano lo ricordano, oltre che per essere indicato come possibile erede di Mauro Tassotti, per un episodio incredibile di cui si è reso protagonista.

La squadra è in volo per raggiungere Tokyo dove è stata organizzata la finale di Coppa Intercontinentale che i rossoneri devono giocare contro i paraguaiani dell’Olimpia Asuncion.

Costi non trova di meglio che chiudersi nel bagno dell’aereo per fumare, facendo scattare l’allarme e la dura reprimenda di mister Arrigo Sacchi.

Stefano Nava più che un gregario è stato un mancato protagonista.

Arrivato dalla Pro Sesto al Milan a diciassette anni, gioca due stagioni in prestito prima alla Virescit Bergamo e poi alla Reggiana.

Tornato in rossonero, rimane in rosa per quattro stagioni (con in mezzo un prestito al Parma) collezionando 47 partite, tra le quali gli ultimi minuti della finale di Coppa Campioni vinta per quattro a zero contro il Barcellona.

Padova, Servette, Sampdoria e Pro Sesto le sue esperienze successive a quella con il Diavolo, con cui ha vinto tre scudetti, tre Supercoppa e una Coppa dei Campioni.

Gianluca Gaudenzi arriva al Milan dopo aver indossato le maglie di Rimini, Brescia, Ancona, Livorno, Pescara, Monza e Verona.

Con la maglia rossonera gioca in totale dodici partite, collezionando una Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale.

Poi riprende a girare: Cagliari, Pescara, Lucchese, Modena, Cesena e Fano.