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Alberto Aquilani, il ragazzo si farà

Tra gli allenatori che si stanno mettendo in mostra nel nostro campionato c’è sicuramente Alberto Aquilani, che guida il Sassuolo nella solita ricerca della salvezza come primo obiettivo e sognare poi qualche traguardo più prestigioso.

Alberto inizia a giocare nella squadra del suo quartiere, la Spes Montesacro, ma nel 1998, quando ha solo 14 anni, per lui si aprono le porte di Trigoria.

In poco tempo conquista tutti e viene indicato come il possibile erede di Giuseppe Giannini, uno che con la Roma ha giocato per quasi tutta la carriera.

Quando non ha ancora compiuto 17 anni (e già gioca stabilmente con la Primavera) alla famiglia arriva un’offerta molto importante da parte del Chelsea, squadra inglese alla ricerca di giovani italiani da rapire.

Così è accaduto sull’altra sponda, quella biancazzurra, per il difensore Valerio Di Cesare, convinto dal miraggio della Premier League.

Ingaggio da 480 milioni, casa, macchina a disposizione e viaggi gratuiti per la famiglia: tanta roba per un ragazzino che ancora si deve affermare.

Roba da far tremare i polsi ma non quelli di Alberto, che accetta un’offerta inferiore della sua Roma e rimane, contando sulla stima di Fabio Capello, che ogni tanto lo coinvolge negli allenamenti della prima squadra e che poi lo convoca per il ritiro estivo della stagione 2002/2003.

Il 17 dicembre 2002 gioca da titolare la sua prima partita tra i professionisti nella partita di Coppa Italia che vede i giallorossi eliminare la Triestina solo dopo i calci di rigore.

Nei sessanta minuti in cui rimane in campo mostra una sicurezza da veterano e soprattutto doti tecniche di alto livello che iniziano a far sognare i tifosi giallorossi.

Poi, il 18 maggio 2003, arriva il debutto in campionato nei minuti finali di Roma – Torino, partita terminata con il punteggio di tre a uno.

Alla fine di quella stagione viene convocato per gli Europei Under 19, vinti dagli azzurrini contro il Portogallo per due a zero.

La Roma è convinta di avere tra le mani un ottimo calciatore e decide di mandarlo in prestito per giocare alla Triestina, in serie B.

Mossa azzeccata perché in poco tempo Aquilani prende possesso del centrocampo dei friulani e mister Attilio Tesser lo utilizza con continuità, facendogli mettere da parte 41 partite impreziosite da quattro gol.

Torna a Roma da ventenne pronto a spiccare il volo ma incappa nella stagione drammatica dei quattro allenatori e della salvezza conquistata matematicamente solo alla penultima giornata.

Alberto se la cava ed è tra i migliori di quella pessima annata.

Anche con l’arrivo di Luciano Spalletti il ragazzo di Montesacro continua ad avere spazio, togliendosi anche la soddisfazione di un gol nel derby vinto per due a zero il 26 febbraio 2006.

Va ancora meglio nella stagione 2006/2007, quella che sembra essere della consacrazione definitiva ad alti livelli.

Inizia alla grande e se ne accorge anche il commissario tecnico Roberto Donadoni, che il 15 novembre 2006 gli regala il debutto con la nazionale maggiore (ultimo scalino di una trafila iniziata con la U14) nel pareggio di Bergamo contro la Turchia.

Quando tutte le previsioni sul suo conto sembrano ormai realizzate, il 25 novembre la sfortuna si ricorda di Alberto.

Durante una partitella di allenamento si scontra con il brasiliano Rodrigo Taddei e riporta la lesione al legamento collaterale mediale del ginocchio destro.

Lo staff medico decide di non operarlo ma piuttosto di procedere ad una terapia riabilitativa per riaverlo disponibile in un tempo stimato in due mesi.

Le cose vanno diversamente da quanto ipotizzato perché alla fine deve rimanere fermo sei mesi, riuscendo a tornare in campo nel finale di stagione, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia.

All’inizio dell’annata 2007/2008 arriva un altro trofeo, la Supercoppa Italiana, seguita da due reti messe a segno nelle prime due giornate di campionato.

Poi il 2 ottobre un altro infortunio serio, questa volta muscolare, rimediato nel match di Champions League all’Old Trafford contro il Manchester United.

Intorno al sessantesimo calcia il pallone e sente una dolorosa fitta alla coscia destra.

Gli esami medici a cui viene sottoposto rilevano una lesione al retto femorale, con la previsione di uno stop di un mese e mezzo che si rivelerà del tutto ottimistica, perché Alberto torna in campo solo il 13 gennaio 2008, entrato nei minuti finali al posto di Pizarro nella partita contro l’Atalanta a Bergamo.

Su di lui arrivano segnali di interesse da molte squadre (tra cui la Juventus), ma Rosella Sensi ha intenzione di trattenerlo e anzi di prolungargli il contratto in essere che scade nel 2010.

Un mese dopo il ritorno in campo si rende protagonista di uno spiacevole episodio in allenamento.

Fa una battuta di troppo all’esperto e focoso Panucci, che risponde per le rime e poi lo colpisce con un calcio, innescando uno scontro fisico sedato a fatica dai compagni.

L’esperto ex milanista viene allontanato dal campo ma si mette fuori ad attendere il compagno per terminare il discorso.

Solo il ruvido intervento di Luciano Spalletti (che aveva già avuto una lite con Panucci mesi prima e lo aveva criticato apertamente per essersi rifiutato di entrare nel corso del match contro la Juventus) mette le cose a posto.

Saranno entrambi multati ma saranno poi protagonisti della vittoria casalinga contro il Real Madrid.

Alberto è nervoso per il poco spazio che gli viene concesso, tanto che a Parma ha uno scambio acceso anche con Totti, soprattutto a causa dei tanti infortuni che in cui incappa continuamente, non riuscendo allenarsi regolarmente.

Va meglio nel finale di stagione, con la Roma che vede sfumare il sogno scudetto alle ultime battute e conquista la Coppa Italia superando in finale l’Inter.

Messo in bacheca il terzo trofeo della sua carriera, dal ritiro della nazionale in vista dell’Europeo giocato in Austria e in Svizzera, si espone pubblicamente sulla situazione che sta vivendo a Roma e sulla questione rinnovo.

Dice chiaramente che vuole rimanere ma vuole capire il suo posto nel progetto tecnico giallorosso, al di là dei soldi del nuovo accordo.

È pronto a firmare il prolungamento del contratto e afferma che non se ne andrebbe mai a parametro zero per non far perdere soldi alla squadra che ama.

Terminato l’Europeo, l’Inter si fa sotto con la Roma per acquistarlo insieme al brasiliano Amantino Mancini, ma la Sensi conferma nuovamente di volerlo tenere e di arrivare ad un accordo per il prolungamento.

Il 15 ottobre 2008 segna una doppietta in maglia azzurra, otto giorni dopo s’infortuna nuovamente contro il Chelsea, riportando una lesione tra il primo e il secondo grado al flessore della coscia sinistra.

Passato il mese previsto, ha ancora problemi muscolari e deve rimandare il ritorno in campo, chiudendo l’anno da infortunato.

Torna in campo l’undici gennaio all’Olimpico contro il Milan, giocando gli ultimi dieci minuti del match finito due a due.

Aumenta il minutaggio nella vittoria casalinga contro la Sampdoria, recupero di campionato.

E poi ancora subentra nelle partite successive, dando dimostrazione di essersi completamente ripreso dall’ennesimo infortunio.

Ma i problemi sono dietro l’angolo.

Nella partita interna contro il Genoa del 10 febbraio entra a dieci minuti dal termine e nel poco tempo a dimostrazione commette degli errori che gli costano la disapprovazione dei suoi tifosi.

Al triplice fischio i compagni vanno sotto la Sud a salutare i tifosi e lui esce dal campo, deluso dai fischi e dal poco minutaggio a disposizione.

Due giorni dopo lascia l’allenamento prima del termine per il riacutizzarsi di un problema alla caviglia destra che si porta dietro da tanto tempo.

L’undici marzo gioca in Champions contro l’Arsenal, grazie a delle infiltrazioni, entrando negli ultimi minuti dei tempi regolamentari e giocando i supplementari.

La caviglia gli fa ancora male e per capire di più sullo stato dell’articolazione va a Bologna da uno specialista che non riesce a dargli risposte certe sulla sua situazione clinica.

Decide di consultare un altro esperto in Olanda, il professor Niek Van Dijk, che consiglia l’intervento per risolvere il problema.

Il 14 maggio finisce sotto i ferri e subito dopo l’operazione si mostra molto ottimista, pronto a rimettersi in corsa per guadagnarsi un posto ai Mondiali.

Due settimane dopo chiude finalmente la questione legata al contratto: rinnovo fino al 2013 con ingaggio da un milione e seicentomila euro a salire.

Ma l’avventura alla Roma è comunque al capolinea, soprattutto per la necessità della società di reperire risorse per tamponare la grave crisi economica.

Nonostante sia dichiarato incedibile a giugno, il suo nome finisce nella lista dei partenti quando il Liverpool inizia interessarsi a lui per trovare un sostituto di Xabi Alonso, passato al Real Madrid.

Il 5 agosto 2009, così, i Reds convincono la Roma a cederlo con 20 milioni di euro subito più tre e mezzo di bonus.

Sbarca in Inghilterra da infortunato, tanto che le visite mediche a cui viene sottoposto sono incentrate soprattutto sulla capacità di ripresa della caviglia operata a maggio.

Ripresosi dall’infortunio a stagione iniziata, gioca la prima partita ufficiale il 28 ottobre contro l’Arsenal in un match valevole per la Carling Cup.

Rafa Benitez, che lo aveva voluto, gli dà poco spazio ma in alcuni momenti della stagione riesce comunque a mettere in mostra le doti tecniche che possiede.

Con l’addio di Benitez alla fine del campionato e l’arrivo di Roy Hodgson, si chiude l’esperienza inglese per Alberto, che nonostante tutto ricorda il periodo al Liverpool con grande rimpianto per non essere riuscito ad esprimersi al massimo delle sue possibilità.

Il suo apporto alla causa dei Reds sarà marginale e limitato a 26 partite (in gran parte da subentrato), due gol e sei assist.

Il 25 agosto 2010 torna in Italia, ceduto alla Juventus in prestito gratuito con diritto di riscatto fissato a 16 milioni di euro.

Sulla panchina bianconera ritrova Luigi Del Neri, con il quale aveva incrociato il suo percorso calcistico per alcuni mesi nel corso della pessima stagione romanista 2004/2005.

Gli affida le chiavi del centrocampo e Alberto ripaga la fiducia con prestazioni di ottimo livello che gli permettono di ottenere di nuovo spazio in nazionale.

Per la Juventus le cose non vanno bene (settimo posto ed eliminazione dall’Europa League nella fase a gironi) e la necessità di dare una scossa porta la società a cambiare la guida tecnica della squadra.

Arriva Antonio Conte, viene acquistato a parametro zero Pirlo e per Aquilani l’unica soluzione è tornare al Liverpool, ma solo di passaggio.

Il 25 agosto gli inglesi trovano l’accordo con il Milan per il prestito con diritto di riscatto a sei milioni di euro che diventerebbe obbligo nel caso in cui il centrocampista romano giochi 25 partite totali tra campionato e Champions.

Per facilitare il passaggio nella squadra rossonera, Alberto acconsente alla riduzione del suo ingaggio perché capisce che quella potrebbe essere l’unica grande occasione per rimanere ai vertici del calcio italiano.

A favorire il suo ambientamento ci sono gli ex compagni di squadra ai tempi della Roma, Antonio Cassano e Philip Mexes, ma anche Alessandro Nesta e Flavio Roma, entrambi romani.

Nella parte iniziale della stagione in maglia rossonera è titolare del centrocampo a tre proposto da Massimiliano Allegri ma poi, come già avvenuto nella sua carriera, alla sua porta bussa la sfortuna.

Il 7 gennaio 2012, nel corso dell’allenamento di rifinitura prima della partita contro l’Atalanta, subisce una distorsione alla caviglia sinistra che si rivela più grave del previsto.

Gli esami, infatti, accertano una lesione distorsiva all’articolazione, un infortunio che lo terrà lontano dal campo per due mesi.

Torna disponibile il 6 marzo, negli ultimi minuti della partita di Champions contro l’Arsenal persa tre a zero ma utile, comunque, al passaggio del turno grazie al quattro a zero ottenuto dal Milan all’andata.

Anche nelle partite successive Allegri gli concede spazio a partita già iniziata ed ottiene una maglia da titolare solo nelle occasioni in cui molti compagni sono assenti per guai fisici.

Chiude la stagione con 31 partite complessive, ma il basso minutaggio di alcune di esse permette al Milan di non riscattarlo.

Per Alberto c’è il secondo ritorno al Liverpool.

Ancora una volta una squadra italiana s’interessa a lui: è la Fiorentina, che vuole sfruttare la voglia dei Reds di liberarsi di un giocatore che si trova ai margini del progetto tecnico.

I viola trovano l’accordo il 3 agosto 2012 pagando due milioni di euro per il cartellino, il Liverpool per favorire l’operazione paga una buonuscita ad Aquilani, che firma con la Fiorentina un triennale di circa due milioni a stagione.

A Firenze Alberto vive probabilmente il periodo migliore della sua carriera, pur incappando in un infortunio che lo ha tenuto fermo un paio di mesi.

105 presenze e 15 gol, tre quarti posti, una semifinale di Europa League ed una finale di Coppa Italia.

Al termine della stagione 2014/2015 l’addio di Vincenzo Montella alla panchina viola e un’offerta di rinnovo con un ingaggio molto più basso rispetto ai suoi canoni, convincono Aquilani a cambiare aria.

Il 6 agosto firma un triennale con lo Sporting Lisbona, provando così una nuova esperienza all’estero.

Una stagione fatta di 32 partite e cinque gol, oltre che dal secondo posto in campionato e la conquista della Coppa del Portogallo.

Non sentendosi centrale nel progetto, con alcune squadre cinesi ed italiane  che sono sulle sue tracce, ottiene la rescissione consensuale del contratto e torna in Italia per continuare a giocare in serie A.

Il 31 agosto 2016 accetta l’offerta per un biennale del neopromosso Pescara, benvoluto anche dall’allenatore Massimo Oddo, suo avversario nei derby.

L’entusiasmo suo e dell’ambiente svanisce con il passare dei mesi, perché Alberto non riesce a trovare la giusta forma per essere impiegato sistematicamente.

Il 22 dicembre non viene convocato per la partita a Palermo e Oddio motiva la sua scelta spiegando che il centrocampista romano ha notevoli difficoltà ad inserirsi nella squadra.

Quell’episodio segna la chiusura dell’esperienza abruzzese, con tanto di polemica seguente con il presidente Sebastiani che accusa il suo ex giocatore di essersi fatto da parte nel momento di grossa difficoltà della squadra.

Una versione smentita dal diretto interessato, che anzi rimarca il fatto di aver scelto Pescara dopo aver ricevuto garanzie tecniche e organizzative, da allenatore e società, che poi sono state disattese.

Nel gennaio 2007 passa in prestito al Sassuolo di Eusebio Di Francesco, che sfrutta in pieno la sua esperienza dandogli lo spazio necessario, soprattutto per sopperire alle assenze dei giocatori fino a quel momento titolari.

Finita la stagione, rescinde il contratto che lo legava per un altro anno al Pescara e accetta una nuova offerta dall’estero, questa volta dagli spagnoli del Las Palmas (contratto annuale con opzione sul secondo anno), che purtroppo vivono una stagione drammatica.

Quattro allenatori e retrocessione in seconda divisione sono il risultato finale.

Rimane svincolato e non trovando un progetto tecnico idoneo ai suoi voleri, alla fine del giugno 2019 annuncia l’addio al calcio all’età di 35 anni.

Poche settimane dopo inizia la sua carriera di allenatore tornando a Firenze per guidare la Under 18 viola.

Alla fine dello stesso anno entra nello staff tecnico di Beppe Iachini, subentrato in corsa alla guida della prima squadra al posto di Vincenzo Montella.

Sei mesi importanti che gli permettono di affrontare il salto in Primavera, dove inizia un percorso vincente che si concretizza, in tre stagioni, con la conquista di tre Coppa Italia e due Supercoppa, oltre ad uno scudetto sfumato in finale contro il Lecce.

Sente che è arrivato il momento di tentare di dare uno sbocco ulteriore alla sua nuova carriera in panchina e allora rescinde il contratto con la Fiorentina per accasarsi con un biennale al Pisa, che milita in serie B.

In realtà rimane per una sola stagione: tredicesimo posto al di sotto delle aspettative e alcune divergenze con la società sono i motivi che portano al saluto anticipato.

Rimasto fermo per un anno, nell’estate 2025 accetta la corte del Catanzaro, che riesce a condurre fino alla finale play off (dopo aver sfiorato la promozione diretta), con la possibile storica promozione sfumata nel doppio confronto contro il Monza.

Lascia la Calabria (nonostante un altro anno di contratto ed il tanto amore dimostrato dai tifosi) e fa il salto in serie A, al Sassuolo, dove oggi sta cercando di mettersi in mostra definitivamente come allenatore emergente, con lo scopo di unire al bel gioco i risultati.